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Gara di velocità tra Usb 2.0 e 3.0

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Avete presente la comodità di una connessione Usb che permette anche di alimentare il dispositivo connesso?
Ecco, tenete a mente che questa è tra le motivazioni principali del successo della connettività attraverso Universal Serial Bus almeno quanto l’essere diventato uno standard per permettere alla quasi totalità delle periferiche di interfacciarsi con i computer attraverso un collegamento fisico.

Connettività + Alimentazione è l’equazione che ha garantito ai cavi Usb una così veloce espansione sul mercato e una discreta longevità, nonostante il diffondersi delle connessioni “senza fili”.

C’era una volta…

Nel gennaio 1996 venne introdotto lo standard Usb 1.0. Aveva una velocità di trasmissione che fa sorridere al confronto con i sistemi attuali: circa 190 KB/s o 1,5 Mbit/s. In altre parole, poteva essere utile solo con periferiche lente come mouse o tastiere ed ebbe una eco davvero ridotta.
Molto meglio il successore, standard 1.1, introdotto nel 1998 e denominato “Full Speed” in grado di sopportare un trasferimento dati di 12 Mbit/s: stampanti, webcam e altre periferiche vennero dotate di questa interfaccia che, però, ancora non era sufficientemente veloce per garantire la corretta efficienza se utilizzata con masterizzatori o hard disk esterni oppure con scanner ad alta definizione.

Ormai superata la crisi del Millennium Bug, nell’aprile 2000 nasce l’Usb 2.0. Una rivoluzione rispetto al “genitore”: poteva trasmettere dati a una velocità pari a 480 Mbit/s, circa 60 Mb/s! È la svolta: la maggior parte delle periferiche sono state gradualmente dotate di Usb 2.0 mandando in pensione porte come COM (servivano soprattutto per i modem), LPT (stampanti) e PS2 (in genere mouse e tastiera).

Bisognerà aspettare l’estate 2008 perché arrivi un ulteriore miglioramento dello standard. L’Usb 3.0 offre un trasferimento dati a circa 4,8 Gbit/s, pari a 600 MB/s, dieci volte il 2.0.
Tra le caratteristiche più utili ha anche quella della retrocompatibilità con Usb 2.0, con l’unica differenza che la velocità di trasferimento delle informazioni subisce un downgrade allo standard precedente se il cavo utilizzato o la porta a cui ci si connette è un “2.0”.

Alimentazione elettrica

La combinazione alimentazione+collegamento nasce con gli USB 2.0 e resta anche in USB 3.0. A cambiare è la capacità di assorbimento di corrente che nel primo caso ha un limite massimo di 100 mA e nel secondo arriva a 150 mA.
Ne consegue che una delle differenze tra i due standard riguarda le potenze in gioco: USB 2.0 può alimentare dispositivi fino a 2.5W di potenza, USB 3.0 arriva fino a 4.5W (a fronte di input a 5V), anche se entrano poi in gioco le ottimizzazioni dei consumi energetici.

Differenze colorate

All’acquisizione di ulteriore velocità, le porte 3.0 hanno aggiunto il colore. A fare la differenza con le porte 2.0 è il colore blu o azzurro che contraddistingue la piastra elettrificata delle porte Usb 3.0 rispetto al bianco o grigio.
Per quanto riguarda i cavi, invece, se la piastra di plastica è blu si tratta certamente di un USB 3.0 mentre la piastra bianca potrebbe anche indicare un cavo USB 2.0.

A fare la differenza è anche la lunghezza del cavoin Usb 2.0 può arrivare al massimo a 5 metri; per Usb 3.0 è universalmente accettata una lunghezza massima di 3 metri.

Questione di portafoglio

A fare la differenza è anche la velocità con cui i due standard intervengono sul nostro budget di spesa. Ovviamente cavi e porte Usb 2.0 sono più a buon mercato dei successori 3.0: il consiglio è sempre quello di adattare gli investimenti all’utilizzo che vorremo fare del prodotto acquistato e ai nostri desideri.

Per esempio potremmo intanto risolvere problemi di ordine scegliendo i cavi retrattili con porte Usb come ADJ AI013, per evitare la proliferazione dei fili nelle borse e sulle scrivanie. Con un occhio a una questione pratica di obsolescenza: lo standard Usb 2.0 ha 17 anni ed è già in circolazione la versione Usb 3.1. Per quanto tempo ancora i nuovi dispositivi saranno retrocompatibili?

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